GAROFANO, GIGLIO, GIGLIO, ROSA

GAROFANO, GIGLIO, GIGLIO, ROSA

John Singer Sargent 1885-1886

C’era una volta un giardino incantato.

Questo giardino era un piccolo regno abitato da fiori parlanti e bellissime fate. La loro regina si chiamava Flora ed era una candida fanciulla dai capelli lunghi, mori su un lato e biondi sull’altro.

Indossava un’edera che avvolgeva tutto il suo corpo dal petto alle ginocchia. Una rosa rossa infilata tra l’orecchio destro e la chioma bionda, e una rosa bianca tra l’orecchio sinistro e la chioma scura. La regina aveva gli occhi cerulei con leggeri spicchi verde smeraldo che le donavano uno sguardo luminoso ed esotico.

Flora parlava spesso coi fiori del suo regno e tutte le sere accendeva le lucciole del giardino, si sdraiava sull’erba e ascoltava le avventure dei bambini narrate dai garofani bianchi o le storie d’amore raccontate dalle rose o spesso si addormentava ascoltando la ninna nanna dei gigli:

“Una ghirlanda le cinge la testa, fatta di garofani, gigli, gigli e rose; purezza, innocenza, innocenza, amore fan festa.” Era una delle sue preferite.

Sul letto erboso, accarezzata dai fiori di campo, osservava il cielo all’imbrunire.

Blu, viola, verdone e i profumi dei fiori misti all’aria frizzante della notte.

Una sera però giunse Zèfiro nel giardino incantato. Zèfiro era follemente innamorato di Flora e vederla farsi coccolare dai suoi sudditi lo rendeva geloso. Decise quindi di soffiare fortissimo sul giardino tanto da spazzare via le lucciole e annuvolare il cielo.

“Che succede?” disse ad alta voce Flora, alzandosi da terra.

“Chi ha osato spegnere la luce del mio regno?” domandò con collera

Zèfiro allora rispose: “Sono stato io mia amata”

“Zèfiro?! Ma come ti è venuto in mente? Ora il mio regno è al buio, sono svaniti i colori e si è persa la magia” lo ammonì Flora

“No mia amata, io sono qui, qui vicino a te pronto ad avvolgerti e portarti via con me finalmente” risponde lui.

“Non ti avvicinare Zèfiro! Ciò che hai fatto è molto grave e ha incupito il mio cuore. Ora non so dove sono, non riconosco più nulla. Miei adorati fiori dove siete? Fatine, aiutate la vostra regina. Mi sono persa” implorò Flora

La regina sparì, addentrandosi nel bosco vicino.

Zèfiro decide di andarsene offeso per l’ennesima delusione amorosa.

Ma il regno non poteva sopravvivere senza la sua regina. Così i garofani, i gigli e le rose emisero quanto più poterono il loro profumo affinché giungesse alla dimora adiacente.

Il loro profumo entrò dalla finestra della camera da letto di due sorelle di nome Polly e Dolly.

Entrambe furono svegliate dal forte odore.

“Hey Polly! Polly!! Svegliati!”

“Sì??” rispose la sorella assonnata

“Lo senti anche tu questo profumo?”

“La signora Beth ha già sfornato le briosches?”

“Ma no sciocchina, è un odore di fiori” insisté Dolly

“Aspetta, ah sì, è vero! Rose!”

“Anche gigli e..”

“Garofani!” dissero assieme

Le due sorelle si affacciarono alla finestra e in quel momento si sollevò il vento. Era Zefiro che si stava allontanando dal giardino.

Decisero di andare a vedere dove si trovavano tutti questi fiori e perché profumavano così tanto.

Quando giunsero al giardino incantato era tutto avvolto dall’oscurità della notte.

Poi il vento soffiò ancora e apparve la luna e con essa un piccolo spiraglio di luce nell’erba.

“Guarda Polly, c’è una luce nell’erba” disse stupita Dolly

Le due bimbe si piegarono per osservare da vicino e davanti a loro comparve una fata.

Le due sorelle non credevano ai loro occhi, mentre la fata era piuttosto impaurita.

“Non avere paura fatina bella, non ti faremo del male” la rassicurò Dolly

Le nuvole scomparvero e la luna fece ingresso nel manto stellato con tutta la sua regale luce.

“Guarda Polly, si sta illuminando ancora di più”

“Hey Dolly, guardati intorno” le suggerì la sorella

Dolly e Polly erano circondate da centinaia di fate.

Infine una di loro si avvicinò alle due sorelle e raccontò cosa fosse accaduto.

“La nostra amata regina Flora si è persa nel bosco e non sa più come tornare al suo regno. Per favore gentili bambine, aiutateci a ritrovare la nostra regina” le supplicò la fatina coraggiosa.

Le due sorelline si guardarono, sorrisero una all’altra e dissero:

“Certo che vi aiuteremo!”

Poi Polly aggiunse: “Come facciamo a trovarla? E’ così buio! Ci vorrebbe una torcia”

Fu allora che Dolly fece un balzo dicendo: “Giusto, una torcia! Dobbiamo cercare di illuminare il giardino così Flora riuscirà a vederlo dal bosco e potrà tornare a casa”

“E come facciamo a illuminare il giardino?” chiese Polly

Dolly allora osservò le fate luminose e disse: “Useremo le fate! Vieni Polly, andiamo a prendere le lanterne cinesi”

Le sorelle corsero indietro alla loro cameretta per poi tornare al giardino munite di tante lanterne cinesi.

Chiesero alle fatine di attaccarsi a delle cannucce e le calarono con delicatezza all’interno delle lampade.

Improvvisamente il giardino si illuminò. Presto Flora si accorse della luce e la seguì finché riuscì a tornare al suo regno. Guardò incantata le due bambine e ciò che avevano creato.

Fece per loro due ghirlande di fiori e le invitò a sdraiarsi sull’erba assieme a lei.

Una dolce melodia iniziò: “Una ghirlanda le cinge la testa, fatta di garofani, gigli, gigli e rose; purezza, innocenza, innocenza, amore fan festa”

Nel giardino incantato era ritornata la magia.

 

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