VERSO LA LUCE

VERSO LA LUCE

Federica Riboldi

E’ difficile descrivere la sensazione che ebbi la prima volta che vidi il mare. E’ stato in tenera adolescenza e ricordo che l’impatto fu come il primo bacio, avvolgente e deturpante.

Sì perché il mare  vuole dare l’impressione di accoglierti e proteggerti col suo orizzonte infinito, ma in realtà non fa altro che confonderti le idee e farti sentire ancora più sperduto di prima.

Il mare e il primo bacio hanno molti altri aspetti in comune..

Una distesa di acqua che altro non è che un bacino enorme di liquido accumulato durante milioni di anni nasconde e protegge nei suoi abissi coloratissime meraviglie e storici segreti; così anche il primo bacio apparentemente banale, umido, e fisico, cela all’interno dei nostri corpi un’esplosione di ormoni e messaggi neuronali che producono fortissime emozioni e profondi sentimenti.

Noi esseri umani e la natura che ci circonda siamo estremamente simili e anche se molte sfaccettature possono apparire tremendamente banali e noiose, osservando e lasciando il cuore leggero ci si potrà stupire di quanta bellezza e perfezione esiste su questo pianeta.

Già, la perfezione…. è a questo che ho pensato dopo aver a lungo osservato il mare…

Era un periodo difficile per me, molte cose non andavano come avrei voluto; il rapporto coi miei, con i miei fratelli, con la scuola, col sistema, con me stessa,..Tutto era come quella massa infinita di acqua, un’infinità di incomprensioni, un andirivieni di negligenze, non riuscivo ad avere il controllo di nulla, proprio come quando guardi il mare e non sai quando comparirà un’onda e in che punto, e quale altra sfumatura di colore assumerà col calare della luce…

La ricerca della perfezione mi regalava un’apparente tranquillità, perché potevo basarmi su me stessa senza dipendere da nessuno e solo io avevo il privilegio di essere l’artefice delle mie gioie e dei miei dolori senza più bisogno di elemosinare affetto e provare sconforto a causa degli altri.

Eppure anche il blu del mare riusciva a calmarmi, quel blu intenso, quello che traspare guardando giù, in fondo, verso l’abisso.

E così ho immaginato di immergermi in quel mare. Ho visto tantissime creature bizzarre, una miriade di pesci di ogni dimensione e colore e ho capito che la perfezione non era nel loro essere di forma geometrica, piuttosto che mimetizzarsi coi fondali, o essere un predatore… la perfezione era la loro convivenza, il modo in cui interagivano, il delicato equilibrio che li faceva stare lì tutti assieme nel bene e nel male. Così ho pensato anche alla mia famiglia, ai miei amici e a tutto ciò che mi circonda quotidianamente… e ho capito che non sono io che devo dissociarmi, ma è la capacità di adattamento che rende l’ambiente perfetto e che illumina la mia perfezione.

Illumina….già, un’altra parola che col mare ha molto a che fare, perché è solo grazie alla luce che i fondali risplendono di colori. E io ero alla ricerca di una luce che potesse illuminare la mia splendida anima. Un’anima leggera come un batuffolo, un’anima sognatrice, un’anima trasparente.

Continuando a scrutare il mare mi accorsi di un piccolo branco di meduse e pensai che la mia anima  fosse trasparente come loro, leggera, fluttuante, ma nello stesso tempo pericolosa forse perché troppo limpida..

Ho scrutato nuovamente l’orizzonte, e ho capito che quello era un momento perfetto: i colori, i rumori, i miei pensieri, le mie paure,…era tutto dannatamente perfetto perché era vero, perché era la mia vita, perché potevo decidere di osservare una barca o volare con un gabbiano o tuffarmi alla ricerca di tesori; mi sono resa conto di essere libera! E ciò che mi rendeva libera non era il controllo della mia vita in tutto, ma il fuggire con l’immaginazione ovunque desiderassi.

Prima di tornare a casa ho guardato ancora il branco di meduse dall’alto e mi sono accorta che una di esse si era avvicinata di più alla superficie. Il sole la illuminava a tratti e faceva risplendere i riflessi delle gocce d’acqua sul suo involucro. Quella medusa era la mia anima che aveva deciso di rinascere, di ridare un senso alla mia vita, portandosi dagli abissi verso la luce..

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