UN BALCONE

UN BALCONE

Gustave Caillebotte

“Sei tu Paul?”

“Sì Marie, sono io”

Paul e Marie sono marito e moglie e Paul è appena rientrato a casa.

“Tesoro ti ha cercato Auguste” lo informa Marie

“Quale Auguste?”

“Auguste il fruttivendolo. Ha detto che deve parlarti.”

“Di cosa?” chiede incuriosito Paul

“Non saprei, non me l’ha detto, però ha detto che è urgente.”

“Bene, sono appena rientrato e già devo uscire di nuovo. Non mi si dà tregua!”

“Tesoro, non dire così. E se fosse per un lavoro? Non puoi sapere.” lo consola Marie.

“D’accordo. Ci vediamo più tardi allora.”

“Ti aspetto per cena. Preparerò per le otto.”

Paul esce di casa e si dirige verso Auguste il fruttivendolo della zona.

 

“Salve Auguste, mi stavi cercando?”

“Oooh Paul, fortuna che sei arrivato subito! E’ passato di qui stamattina un tizio chiedendo di te,

sai?.”

“Come sarebbe?” chiede curioso Paul

“Sì, un tizio di quelli col cilindro, sai, quelli vestiti bene , quelli un po’..mhmm.. come si dice,..

ehm..”

“Intendi dire un po’ “borghese”?”

“Già, proprio così. Scusa, sai, ma quella parola proprio non riesco a dirla, sai.”

“E cosa vorrebbe da me quest’individuo col cilindro?”

“Beh, è stato un po’ vago sai, però ha detto che gli serviresti per un lavoretto”

“Lavoretto? Ma per chi mi ha preso costui? Per un giovinetto alle prime armi?! Io sono un

professionista!”

“Sì, sì,…io gliel’ho detto, sai, che lavori molto bene, ma lui ha continuato dicendo che lo sa perché

ti conosce.”

“Mi conosce?? Lui mi conosce? Ma ti ha detto il suo nome?”

“No, non ha voluto dirmelo, però ha detto che ti aspetterà questo pomeriggio al terzo piano di 

Boulevard Haussmann 31.”

“Hai detto Boulevard Haussmann? Al 31?”

“Sì Paul, perché? Conosci qualcuno che vive lì?”

Paul cominciò a sudare.

“No, no, ma figurati! Quelli sono quartieri alti. Chi vuoi che conosca io lì? Comunque grazie

Auguste, vedrò di chiarire questo mistero”

“Figurati Paul e fammi sapere poi com’è andata.”

Paul, con passo deciso, si allontana dal suo quartiere, ma si sente fortemente disorientato. Questa

proprio non se l’aspettava. Dopo così tanti anni.

 

Parlava da solo mentre il suo passo si faceva sempre più veloce e continuava a ripetersi che

sicuramente Auguste si era sbagliato, che quell’indirizzo era di certo errato.

Giunto in fondo a  Rue La Lafayette, gira a destra e attraversa Boulevard Haussmann. Davanti a lui,

uno in fila all’altro, degli enormi alberi dal fogliame verde brillante gli coprono la visuale sul

balcone del terzo piano.

 

Paul si sente strano e si meraviglia della naturalezza e spontaneità con cui si dirige verso il palazzo,

con cui sale le scale, ed è stupefatto del suo cuore che, non per l’affanno della salita, ma per ben

altri motivi, comincia a battere spedito.

Giunto di fronte alla porta dell’appartamento e senza bussare Paul entra e correndo va verso la

camera da letto. Di fronte a lui una stanza vuota, senza arredo. Sono rimaste solo le tende di velluto

blu; il sole batte sulla finestra e i raggi giungono nella camera come una leggera polvere azzurra

attraverso il tessuto spesso.

“Paul?” Una voce maschile interrompe all’improvviso la corsa dei suoi battiti.

Paul si dirige verso il balcone, esce e si ritrova in presenza dell’uomo col cilindro.

L’uomo è appoggiato alla ringhiera del balcone e guarda verso il basso, oltre i folti alberi.

Paul lo guarda per poco, scosta lo sguardo e, rassegnato, con le mani in tasca, osserva disinteressato

la gente che cammina per Rue La Lafayette; appoggia gli occhi su ciascun individuo, cercando

senza troppo impegno, di scorgerne il sentimento predominante.

“Devo sistemare un paio di cose in quest’appartamento, ci sono dei lavori da fare, ho avuto delle

perdite e il legno è marcio in alcuni punti.” così interrompe il silenzio l’uomo col cilindro e

continua: “Ogni anno gli alberi diventano sempre più rigogliosi, non credi?”

Paul non risponde.

“Quanto tempo ci vorrà per sistemare tutto l’appartamento Paul?”

“Credo ci vorrà tanto tempo e sarà difficile sistemarlo tutto.. sì, ci vorrà parecchio tempo..” gli

risponde Paul.

“Ma tu Paul lo conosci bene quest’appartamento, non è così? Ora te ne stai là, intimidito da chissà

cosa e stenti ad avvicinarti alla ringhiera. E perché Paul? Quante volte ti sei appoggiato, come me

ora, su questa ringhiera, quante? Quante estati hai visto questi alberi affollarsi di foglie sempre più

verdi? Quanti pomeriggi hai trascorso in quella camera da letto con le tende di velluto blu chiuse? E

mai, mai come ora, hai osservato le persone camminare per la strada; e sai perché non l’hai mai

fatto? Perché i tuoi occhi erano annebbiati dalla sua luce, le tue orecchie assordate dai suoi gemiti e

la tua mente drogata dal suo profumo. Credi davvero che io non sapessi nulla? Che non avessi

capito di voi fin dall’inizio?”

Paul ascolta, il suo cuore non corre più. Scorge il passo lento di un anziano, forse stanco e quello

elegante di una giovane ragazza, forse innamorata.

L’uomo col cilindro continua il suo monologo: “Ho sempre e solo voluto il suo bene e, nonostante

avessi capito che si era innamorata di te, nonostante considerassi questo fatto privo di qualsivoglia

senso, nonostante tutto, ho cercato di assecondarla pur di vederla felice, di vederla stare bene.

Perché vedi, caro Paul, la differenza fra te e me sta proprio in questo: io mi sono preso cura di lei

nel bene e nel male, mentre tu, di fronte al male sei scappato e l’hai abbandonata. Non avrei potuto

immaginare diversamente viste le tue umili origini e il tuo ceto sociale, ma per un attimo ho creduto

che forse tu saresti stato la soluzione, l’antidoto, la cura del suo male. Un attimo che poi è volato via

come tutte le tue promesse d’amore. Ha sofferto Paul, ha sofferto come un cane e al momento di

andarsene mi ha chiesto di perdonarla, ma non per il suo tradimento, ma perché ancora ti amava e ti

pensava e perché avrebbe voluto che ci fossi tu lì a tenerle la mano. Ti ha amato fino alla morte.”

L’uomo col cilindro si stacca dalla ringhiera e si avvicina a Paul dicendogli infine: “Non porto

rancore né per lei né per te Paul. L’ultimo suo desiderio è stato quello di chiederti di ristrutturare

quest’appartamento come l’avevate immaginato voi, come l’avevate progettato durante i vostri

incontri. Fai quello che devi fare Paul, almeno questo glielo devi.”

Paul guarda ancora la strada mentre l’uomo col cilindro rientra nell’appartamento.

Poi sposta lo sguardo sugli alberi, quegli  splendidi alberi che, estate dopo estate, aveva visto

divenire sempre più rigogliosi, sempre più verdi, e lei che diceva :“E’ un peccato che questo verde

non lo si possa avere anche in camera da letto, mi fa stare così bene! Perché quando sistemeremo

 

l’appartamento non cambiamo le tende? Le prendiamo verdi, velluto verde! Cosa ne dici amore? Il

verde mi fa sparire tutti i dolori proprio come te. Sei tu la mia vera medicina. Ti amo. Ti amo da

morire. Non mi lasciare mai…..mai amore.. mai!”

 

 

 

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