SCENE DE TRIBUNAL

SCENE DE TRIBUNAL

Jean-Louis Forain

“E mi raccomando, siate puntuale!” ammonì l’avvocato.

“Sì avvocato Maillot, non dubitate. Nonostante tutte le mie faccende da sbrigare e cose di meglio a

cui pensare, sarò puntuale. Sarò puntuale avvocato! Au revoir!” ribadì M.lle Godillot accennando

una mezza riverenza per prendersi gioco dell’esitante avvocato, e se andò chiudendo dietro sé la

porta dello studio e lasciando l’avvocato Maillot soffocante nella stanza invasa dal profumo di

patchouli indossato dalla sua ironica cliente.

M.lle Godillot era una giovane e viziata fanciulla con il passatempo dilettevole di conquistare i

cuori di mariti maturi e fare di loro dei “geni della lampada” pronti ad esaudire qualsiasi desiderio

le passasse per la testa in cambio di candidi e lussuriosi struscii sulla sua perlacea pelle.

Aveva un viso estremamente infantile e a tratti triste capace però, con un po’ di rossetto e di

mascara, di assumere le espressioni più ammiccanti e seducenti. Uno sguardo in grado di condurre

qualsiasi essere umano di sesso maschile in un girone di fantasie romantiche e al tempo stesso

grottesche e oscene.

Consapevole di questo suo personale potere, M.lle Godillot passava di salotto in salotto e di locale

in locale in cerca della sua vittima da spolpare fino all’ultimo fervido respiro e centesimo.

Finché conobbe un ricco e rinomato banchiere, M. Bonnard; maritato da più di trent’anni e padre di

tre figlie.

  1. Bonnard era un aitante cinquantenne, appassionato per le corse dei cavalli, per i ristoranti e per

le giovani donne.

All’inizio M.lle Godillot non vi trovò nulla di diverso da tutti gli altri suoi spasimanti; molti

avevano le medesime passioni e una simile situazione familiare. Ben presto però M. Bonnard si

distinse da tutti per una singolare caratteristica di cui, solo nell’intimità, poté venirne a conoscenza

M.lle Godillot.

Una notte infatti, nella stanza d’albergo dove i due erano soliti incontrarsi di nascosto, M. Bonnard

 

si presentò con una valigia. M.lle Godillot, alquanto incredula, lo derise pensando che volesse

scappare con lei, ma M. Bonnard, con una fredda e ipnotica lucidità, non sorrise, prese la ragazza

per un braccio e la trascinò verso il letto per poi spintonarla e farvela cadere sopra.

M.lle Godillot iniziò a preoccuparsi, lo guardò, sperando di ritrovare gli occhi da innamorato a cui

era abituata, ma di fronte a lei vi era un uomo assente, concentrato su chissà quali pensieri.

M.Bonnard aprì la valigia.

Uno dopo l’altro, appoggiò gli oggetti sul letto: manette, foulard di seta, candele, fiammiferi, pinze,

coltelli, cinghie, mollette. Uno dopo l’altro li guardò con ardore e li appoggiò con delicatezza a

fianco di M.lle Godillot.

La ragazza fu invasa dal terrore. Si guardò intorno, alla ricerca di qualcosa con cui difendersi e

cercò di trattenere il fiato per averne abbastanza con cui urlare.

“Hai paura amore mio?” chiese M.Bonnard.

M.lle Godillot annuì col capo. I suoi occhi sembravano quelli di Pierrot. La pelle paonazza, le

labbra rosse e secche.

“Ora ti mostrerò come la paura e il piacere sono emozioni complici, proprio come me e te” le

sussurrò M.Bonnard.

 

“Silenzio in aula!! M.lle Godillot potrebbe gentilmente spiegare più dettagliatamente alla corte in

che cosa consistevano questi giochi sessuali? Che cosa le faceva esattamente M. Bonnard?” chiese

il giudice a M.lle Godillot.

“Silenzio in aula!! E va bene, ci fermiamo un momento, la corte si ritira. Vada pure a sedersi

signorina” la invitò il giudice.

“M.lle Godillot! Ma cosa le salta in mente? Eravamo d’accordo! Così rischia di essere incolpata!” 

l’ammonì l’avvocato Maillot.

M.lle Godillot si era presentata puntuale quel giorno in tribunale, con un abito giallo come la calda

estate volta a terminare, un raggio di luce tra le aule tenebrose della giustizia. Convocata per

l’omicidio di M. Bonnard, un aitante banchiere trovato morto in una camera d’albergo, deceduto

probabilmente per soffocamento; il suo corpo fu trovato con un foulard di seta attorno al collo.

M.lle Godillot rimase in attesa di essere ascoltata dal giudice mentre dietro di lei tutti parlavano e il

suo avvocato cercava invano di seguire la strategia concordata per la sua difesa. Ma lei è assente e

immersa nei ricordi di quelle notti fatte di rivelazioni emotive mai provate. Si sente custode di un

segreto indescrivibile, di una formula magica irrivelabile. Nessuno dovrà sapere, nessuno capirà.

Il patto è stato fatto e il suo destino segnato. In lei si accorpano dolore e piacere.. vittima e carnefice

 

 

 

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