IL BAR DELLE FOLIES BERGERE

IL BAR DELLE FOLIES BERGERE

Edouard Manet

Mezzanotte e un quarto.

Ormai sono passate due ore dall’appuntamento prestabilito al bar di Place Lamartine.

Il locale è quasi vuoto, i tavoli abbandonati e le sedie in disordine.

Qualcuno ha alzato il gomito un po’ troppo ed è rimasto là ad appoggiare la propria esistenza su di

un tavolo. Una coppia è arrivata da poco e si è messa là in un angolo a scambiarsi effusioni ignara

di quello che sarebbe dovuto succedere stasera.

 

Il buon vecchio Antoine, proprietario del locale, è adirato e scoraggiato al tempo stesso. Era

convinto che stasera avrebbe fatto il pienone e che tutti i suoi clienti avrebbero passato una serata

memorabile.

Maledetto tavolo da biliardo, dovevi essere il campo di battaglia della mia rivendicazione e invece

stai lì, in mezzo alla stanza, come un oggetto senza spazio né tempo.

Lui non è venuto, non ha avuto il coraggio, ha deciso di farsi rapire dalle sue debolezze.

Stasera doveva essere un nuovo inizio e un ritorno ai giorni gloriosi della “calma e gesso”.

Stasera avremmo cancellato tutti gli errori, gli scogli, gli inconvenienti che hanno cambiato per

sempre il decorso degli eventi, trasformando la nostra vita in un inferno di bugie e tradimenti.

Stasera doveva trionfare l’amicizia e trovare riposo eterno l’amore.

E’ stata lei a rovinare tutto, a prendersi gioco di noi. Ma lui non ha capito, è caduto nella sua

trappola proprio come è successo a me. Ma io ora ho compreso, tutto ora mi è chiaro e limpido. E

anche se lei sarà sempre mia moglie nulla mi vieterà di cancellare per sempre il suo ricordo poiché

poche volte nella mia misera vita mi è capitato di soffrire così tanto come quando scoprii la loro

relazione.

Mia moglie, la donna che avevo scelto per tutta la vita, con cui condividere ogni mio respiro e lui, il

mio migliore amico, colui che reputavo quasi un fratello. Due fuochi che scaldavano l’animo della

mia esistenza, ma che poi hanno deciso di fondersi e bruciarmi vivo.

E’ stato un dolore troppo grande che ho dovuto affogare nell’alcol e nell’inquietudine.

In quelle sere frequentavo il bar assiduamente, nonostante la gente mi infastidisse e le luci mi

sembravano turbinii di luci gialle e verdi che non facevano altro che accentuare il mio malessere e

l’effetto degli alcolici.

In quel periodo li avrei uccisi entrambi con le mie mani, avrei preso una stecca da biliardo e li avrei

massacrati per poi adagiarli sul tavolo, questo tavolo al centro della stanza, uno a fianco all’altra e

dargli fuoco.

La gelosia e il tradimento avevano annebbiato il senno e si erano trasformati in un virus contagioso;

hanno cominciato ad avere paura di me, non sapevano come evitarmi, come placare la mia follia.

Poi la disperazione ha preso il sopravvento e lei ha deciso di abbandonare il perfido gioco che aveva

creato sparandosi in testa, qua dietro, poco più avanti, nel campo di grano.

Finii tutto, calò il silenzio e scese il sipario.

 

A distanza di mesi però mi resi conto che non tutto era perduto e che qualcosa poteva essere ancora

salvato, la mia amicizia con lui. Ma lui non c’era più, era diventato un’altra persona, succube di

tristi ricordi, di sensi di colpa e di droghe.

Cercai di parlargli, di convincerlo a salvarsi, a salvare la nostra amicizia che era sempre stato

l’unico e vero valore, ma lui era come assente.

Un pomeriggio però, mi sembrò più sobrio del solito. Aveva una luce strana negli occhi, quasi

avesse ricevuto una rivelazione. Mi ascoltò attento e mi disse di voler ricominciare tutto da capo

perché aveva trovato il senso di ogni cosa.

Fui felice di questa reazione così lo invitai a venire a giocare a biliardo, come ai vecchi tempi. Alle

dieci di sera ci saremmo ritrovati e avremmo brindato alla nostra eterna amicizia.

Oh Antoine, caro e vecchio proprietario di questo maledetto bar, perché continui a fissarmi così?

Hai capito vero? Le vedi anche tu le luci gialle e verdi di queste maledette lampade, non è così?

Si è fatto tardi, sono stanco, meglio che vada a casa. Domani mattina passerò qui dietro, poco più

avanti e di sicuro lo troverò lì, nel campo di grano abbracciato a lei..

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