DONNE AL POZZO

DONNE AL POZZO

Paul Signac

In una giornata di tarda primavera in cui l’estate, come giocando, compare e scompare coi suoi caldi

raggi facendosi desiderare, Madame Paulette si reca al pozzo del paese per riempire le sue grandi

caraffe di acqua. Non vede l’ora di portare l’acqua a casa e poter cominciare a cucinare. Stamattina

il fruttivendolo le ha venduto delle verdure bellissime e Paulette vorrebbe preparare per cena una

bella ratatouille.

Giunta nei pressi del pozzo incontra Madame Raynolds.

“Oh bonjours madame Raynolds!”

“Bonjours madame Paulette!”

“Come state?”

“Abbastanza bene Paulette e voi?”

“Bene.. bene.. finché ci si incontra al pozzo per prendere l’acqua va tutto bene, non credete?”

 

“Sì, certo, l’acqua…certo..”

“Fa caldo oggi. Sembra già estate, beh ormai ci siamo. Infatti con questo caldo bisogna curare

l’alimentazione. Io per esempio stamattina mi sono comprata un bel po’ di verdura fresca e stasera

farò una bella ratatouille. Non vi ho mai vista al mercato, perché non venite a vedere, ci sono così

tante cose buone e..”

“No, la ringrazio Paulette, ma non credo sia il caso che io ci vada. E poi io le verdure non le

mangio.”

“Cooosa? Non mangiate le verdure?! Ora capisco quel visino così pallido cara mia! Scusatemi, ma

un po’ di vitamine vi aiuterebbero ad avere anche un colorito più bello. Siete così giovane!!”

“Può darsi, ma poco importa. Le verdure non sono di mio gradimento. Tutto qua.”

“Va bene, va bene, come volete.. Volevo solo dare un consiglio…”

 

“E gliene sono grata Paulette, ma va bene così.”

“Non dovreste lasciarvi andare in questo modo, siete una ragazza così bella e avete ancora una vita

davanti a voi. Io capisco, ehm…voglio dire…..so quello che voi avete…pass..”

“Voi non sapete proprio nulla!! E non potete nemmeno immaginare! E ora, scusatemi madame

Paulette, ma devo proprio andare!”

“Ma io…..”

Madame Paulette attonita segue con gli occhi spalancati la camminata nervosa di Madame

Raynolds che, una volta nei pressi della salita un po’ più ripida, rallenta, solleva la schiena, rilassa

le braccia e si avvia verso casa.

Madame Paulette scuote la testa, poi prende la sua caraffa bianca e la aggancia alla corda del pozzo.

In quell’istante viene raggiunta da Madame Ginette.

“Bonjours Paulette”

“Salut Ginette”

“Hai parlato con la straniera? Che ti ha detto?”

“La “straniera”? Quale straniera Ginette? E dai, sono anni che abita qui.”

“ Rimane comunque una straniera. Ha un nome da straniera.”

“Ma che c’entra Ginette! Si è sposata con un inglese, tutto qua.”

“Gli inglesi sono strani, tutta la famiglia Raynolds è strana, lei pure.”

“Ma che dici? Non è strana. E’ ancora sconvolta. Non vuole farsene una ragione per quello che è

successo. D’altronde non ha tutti i torti. E’ rimasta sola.”

“E’ rimasta sola perché l’ha voluto lei. E’ lei quella che porta rogna a chiunque le stia vicino.”

“Ancora questa storia! No, io non ci credo. E’ strana, un po’ fredda, tutto qui.”

“E’ una strega, te lo dico io. Lo sai perché viene continuamente al pozzo?”

“Non so, forse perché la fa sentire più vicina a suo figlio, non lo so”

“Dicono che venga a prendere l’acqua per riempire la sua vasca da bagno e che ogni giorno cerca di

uccidersi facendosi annegare.”

“Cosa? Che assurdità!”

“Alcuni sostengono che in realtà lei sia già morta da molto tempo e che sia il fantasma a venire a

prendere l’acqua e a continuare a suicidarsi ogni giorno”

“Ah, e così io avrei appena parlato con il fantasma di madame Raynolds. Ginette, per cortesia, ti

direi che il sole ti ha picchiato in testa, ma porti pure il cappello!!”

“Quella donna è malefica. Ha ucciso il marito e l’ha gettato in mare e poi ha preso il figlio e prima

di gettarlo nel pozzo lo ha…”

“Basta Ginette, per l’amor di Dio, basta! Non voglio più sentire simili assurdità! Madame Raynolds

ha subito un trauma. E’ stato tutto un incidente.”

“Due morti simili per te sono un incidente??!”

“Lo sanno tutti che Monsieur Raynolds si è tolto la vita dopo l’incidente del figlio. Quel povero

angioletto è cascato nel pozzo ed è annegato. A volte mi chiedo come faccia lei a resistere a così

tanto dolore, ma non so come aiutarla. E’ così distante.”

“Quella per me non la racconta giusta. Dovresti starle alla larga prima che ti arrivi uno spintone e ti

ritrovi là in fondo. Che io poi l’acqua non la prendo più da qui.”

“Beh allora non dovresti prenderla nemmeno ora visto che c’è stato dentro un morto, giusto?”

“Mon Dieu, hai ragione e per di più il figlio di quella straniera. Ah beh, allora basta! Niente più

acqua da questo pozzo!”

“Ecco brava Ginette, allora torna in paese insieme a tutti i tuoi pettegolezzi e ci vediamo domani al

mercato!”

“Sì sì, ma vedrai. Oh, sì, vedrai se non ho ragione su quella strega”

“Sì sì Ginette, va bene, vedrò. Aurevoir”

 

Madame Paulette finì di riempire l’ultima caraffa, quella verde. Poi guardò il pozzo, si stupì di

quanto fosse profondo e buio, proprio come la mente di certa gente capace solo di criticare. Il buio

che aveva per sempre spento la luce ingenua e promettente di uno splendido bimbo e la felicità della

sua famiglia. Quel buio, pensò Paulette, stava divorando anche madame Raynolds che non riusciva

a trovare pace. Distolse lo sguardo dal pozzo e guardò verso la collina, verso la dimora di madame

Raynolds e la pensò intensamente. Pensò a quella giovane donna che ogni giorno viene al pozzo a

raccogliere l’acqua in cui perse la vita suo figlio, quell’acqua maledetta, quelle due grandi caraffe di

lacrime.

 

 

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