La cittadella e il mago

La cittadella e il mago

Horus, il piccolo peluche dalle sembianze di falco, si solleva dal divanetto come tirato su da un filo invisibile, sotto gli occhi esterrefatti di Alma e del suo migliore amico.
“Sta succedendo di nuovo. Lo vedi anche tu?” dice Alma rivolgendosi a Kevin.
Il peluche animato si dirige verso la porta finestra, scavalca il balcone e scende in giardino.
A quel punto i due amici si guardano e, senza dire una parola, corrono giù di sotto.
Sul muro di pietre è ricomparsa la luce verde.
Giunti in giardino, i due ragazzi vedono il peluche attraversare la parete di massi.
Alma corre e, facendo un balzo, segue il falco al di là del muro.
Come la prima volta, è circondata da una fitta nebbia. Chiama Kevin, ma non riceve risposta.
Sente il rumore dell’acqua che scorre e giunge presso il fiume. Dalla parte opposta, grazie agli occhi luminosi, scorge il falco Horus.
La ragazzina cerca i ciottoli su cui era salita la volta scorsa per poter attraversare il fiume, ma non li trova. Inspiegabilmente chiude gli occhi e immagina di attraversare il corso d’acqua e, nell’istante in cui li riapre, si trova dalla parte opposta assieme al peluche.
Il falco spicca il volo e si avvia verso un sentiero. Lei gli va dietro.
Giunge all’ingresso di una cittadella medievale. Alma non conosce quel luogo, tuttavia lo percepisce familiare.
Segue Horus nelle strette vie avvolte dalla notte e da una leggera foschia. Non v’è persona nei dintorni. La cittadella sembra quasi abbandonata.
Il peluche vola verso l’alto. Alma lo segue con lo sguardo finché si accorge dell’immensa luna piena che, come fosse il faro di uno spettacolo teatrale, illumina un castello.
Gli occhi di Horus sono diventati di un viola ancora più intenso. Il piccolo falco si dirige verso una strada laterale che conduce ad un bosco.
Alma ancora una volta gli va dietro. Giungono ad una casetta di legno.
Di fronte alla casa v’è un uomo anziano sulla cui spalla va ad appoggiarsi Horus.
L’uomo indossa una tunica turchese, ha un viso tondo e solare, contornato dalla fitta, ma non troppo lunga barba bianca.
Fa cenno ad Alma di avvicinarsi che decide di andare incontro a questa figura misteriosa.
“Non temere mia cara. Mi chiamo Sabath e sono un mago. Tu devi essere Alma. Sono così contento di rivederti!” dice l’anziano.
“Rivedermi?” domanda la ragazzina con aria incredula.
Sabath invita Alma ad entrare in casa. E’ una dimora modesta, ma piena di libri. Vi sono testi ovunque; sul tavolo, sulle sedie, sul pavimento, sugli scaffali, in cucina, sulle mensole, addirittura sul soffitto e Alma non capisce se sono disegnati oppure reali. Anche sul caminetto vi sono libri, mentre a fianco dorme un animale bizzarro. Una sorta di drago peloso, una creatura mai vista che, appena Alma entra in casa, apre un occhio per guardarla e poi lo richiude, continuando il suo sonnellino.
“Che cos’è?” chiede Alma
“Oh sì, quello è Sopitus, è un dracmus” le risponde il mago
“Sopitus? Un dracmus?”
“Il suo nome è Sopitus cioè “addormentato” perché dorme quasi sempre. E dracmus è il nome della sua specie. Un drago-topo le spiega Sabath. “Vieni Alma, sediamoci qui nel mio studio”.
Il mago si mette comodo alla sua scrivania e afferra la sua lunga pipa, sistema il tabacco sul fondo del fornello. Poi schiocca le dita e appare una fiammella sul suo dito indice destro con cui accende la pipa. Un intenso fumo rosso dall’odore misto a sandalo e patchouli si espande di fronte al suo viso.
“Conosci l’alchimia, Alma?”
“Non saprei. C’entra qualcosa con la chimica?” risponde un pochino imbarazzata.
“In un certo senso sì”. Il mago Sabath porge ad Alma una moneta su cui vi è impressa la figura di una regina.
“Sai di cosa è fatta questa moneta Alma?”
La ragazza prende la moneta e la osserva; nota la forma irregolare e ne percepisce il peso maggiore rispetto alle monete che utilizza nel suo mondo.
“Non saprei con certezza, forse ferro?” tenta lei.
“Si tratta di piombo, un materiale piuttosto pesante e grezzo. Ora, prova a stringere la moneta nella tua mano sinistra, chiudi gli occhi e immagina qualcosa che ti rende felice”.
Alma fa come le dice Sabath, stringe la moneta, chiude gli occhi e immagina lei mentre va in bicicletta, il momento per lei più bello in cui si sente libera, felice e spensierata.
Dopodiché il mago le dice di aprire il palmo e di riaprire gli occhi.
La moneta è ora scintillante, leggera e perfettamente rotonda. Si è trasformata in oro.
“Ma com’è possibile signore? Beh sì, lei è un mago!”
“No, mia cara Alma. Questa non è la magia che pensi tu. Non sono stati fatti incantesimi, né semplici trucchi. Hai appena assistito alla magia del cuore, del tuo cuore Alma” le spiega il mago.
“La magia del mio cuore? Cosa significa? Che l’ho trasformata io?”
“Certo cara, l’energia che il tuo cuore ha sprigionato mentre pensavi ad un momento felice, ha fatto sì che la moneta si trasformasse dal piombo in oro. Ecco, questa è alchimia” spiega Sabath.
“Capisco, ma cosa c’entra questa trasformazione con me? Perché sono qui?”
“Presto capirai come l’anima di ogni persona può trasformarsi dal piombo in oro e raggiungere poteri incredibili”
Mentre il mago parla, Alma è attratta dall’anello che porta al dito. Un anello raffigurante una stella a cinque punte.
E mentre dà un’altra pipata diffondendo un intenso fumo rosso: “Non ti sei mai chiesta perché ti piace così tanto il Medioevo? Devi imparare a vedere oltre il fumo che annebbia i tuoi occhi”.
Il mago si sfila l’anello dal dito, poi scioglie la moneta d’oro e ne ricava una collana dentro cui infila l’anello.
“Indossa questa, ti proteggerà”
“Ma non capisco signore, cosa devo fare? Che succede ora?” chiede confusa la ragazzina
“Non ti preoccupare, ogni cosa arriverà al momento giusto….come sempre” dice sorridendole dolcemente. Poi pronuncia la frase “Sisti Impetum Animi” e il suo viso scompare nel fumo rosso della pipa.
Alma è in giardino. Davanti a lei il portale ancora illuminato di verde e Kevin che la incalza: “Allora Alma! Che facciamo? Entriamo nel portale?”
In quel momento la luce verde si dissolve e il portale si chiude.
“Alma! Ma che fai?” la riprende il suo amico
“Kevin, sono appena tornata”
“Da dove?”
“Da una cittadella”
“Di quale cittadella parli? Tu sei sempre stata qui con me”
Alma lo fissa negli occhi: “Kev, conosci l’alchimia?”

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