La candela

La candela

Superato il portale magico, Alma si trova avvolta da una fitta nebbia. Quella foschia che si crea ogni qualvolta una nuvola candida decide di scendere e avvolgere i centri abitati con la sua atmosfera surreale.
Non riesce a vedere molto ma avverte lo scroscio del fiume e decide di seguirlo. Arrivata al corso d’acqua scorge Hudda sulla sponda opposta. Gli occhi dell’elefantino sono ancora luccicanti di un azzurro luminescente.
Alma lo chiama ad alta voce, ma Hudda si volta e scompare nella bruma.
La ragazzina, saltando da un ciottolo all’altro, attraversa il fiume e si addentra nuovamente nella fitta nebbia. Continua a chiamare Hudda e all’improvviso se lo ritrova proprio di fronte. L’elefantino bianco la fissa inesorabilmente fino ad ipnotizzarla. Alma si ritrova fuori dal proprio corpo e assiste alla scena in cui lei e Hudda hanno gli sguardi inchiodati l’uno all’altra. Confusa indietreggia e precipita in un fosso. “Aiuto! Hudda aiuto! Qualcuno mi aiuti!” urla disperata in preda al pianto. Poi si guarda attorno e nota una luce. Si avvicina e scopre una candela incastrata in un bicchiere di vetro. Alma fa per prenderla ma il bicchiere scotta e per poco non lo rovescia.
“C’è mancato poco” dice una voce sottile. “Chi ha parlato?” chiede Alma allarmata.
“Io, lo stoppino della candela” risponde la voce.
Alma si avvicina al bicchiere per osservare più da vicino lo stoppino.
E’ tutto nero bruciacchiato, piegato in avanti, con la schiena ricurva, sembra stanco di trasportare la fiamma. La sua testa è arancione. A guardarla bene pare la testa di un insetto.
“Ma non ti fa male il fuoco?” chiede timidamente la ragazzina.
“Sì molto, ma sarebbe peggio se non ci fosse. Quando il fuoco cesserà io mi seccherò e mi spezzerò.” rispose lo stoppino.
Alma è curiosa, vorrebbe sapere perché lo stoppino deve sopportare tanto dolore.
“E non sarebbe meglio spezzarsi?” chiede ingenuamente la fanciulla.
“Oh no, mia cara. Vedi io ho un compito. La mia missione è illuminare là dove c’è buio. Grazie alla mia fiamma tu ora sei più tranquilla, nonostante tu sia in un fosso. In questo momento sono per te molto più di uno stoppino parlante, sono la speranza.” spiega la piccola miccia.
Alma lo guarda intenerita. Nei suoi due occhioni verdi attraverso le grandi lenti degli occhiali si stava specchiando la fiamma dello stoppino. Rimane incantata dai movimenti del fuoco che sembra danzare. I pensieri spariscono e Alma si immagina di ballare con lo stoppino avvolta dalla fiamma. E gira , gira e rigira lo stoppino le sussurra la frase “Sisti impetum animi” e all’improvviso Alma si ritrova sulla sponda del fiume con in braccio il suo elefantino Hudda.
Attraversa il corso d’acqua e si dirige verso il muro dove il portale magico è ricomparso.
Trapassa il muro e si ritrova in giardino. Il portale scompare e Alma entra in casa e va in camera sua. Ripone Hudda, ormai con lo sguardo spento e assente, sul divano assieme agli altri peluches e decide di iniziare a scrivere un diario in cui raccontare questa meravigliosa avventura. Sul suo comodino c’è una candela accesa che illumina la stanza all’imbrunire.

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