Il portale

Il portale

Alma sta finendo di leggere l’ultimo capitolo di un libro di fumetti iniziato due settimane fa.
E’ in camera sua, sul suo letto a baldacchino immersa nei cuscini giganti.
Davanti al suo letto vi è un divanetto barocco su cui Alma ha sistemato  sette peluches. Sono il suo pubblico; spesso infatti Alma legge ad alta voce e si rivolge ai sette peluches come a dei piccoli allievi di una classe.
Oggi alle ore 11:11 qualcosa di magico sta per accadere.
Mentre Alma è concentrata a leggere le ultime righe del capitolo finale, gli occhi sgranati di uno dei suoi peluches si illuminano. E’ una luce che cresce lentamente negli occhi dell’elefante bianco a cui Alma ha dato il nome di Hudda. Improvvisamente Alma distoglie lo sguardo dal libro e strizza gli occhioni verdi dietro agli enormi occhiali bianchi, cercando di mettere il più a fuoco possibile quell’immagine. Gli occhi dell’elefante si illuminano di un azzurro intenso quasi fluorescente e lentamente Hudda si alza come appeso ad un filo e inizia a fluttuare nell’aria.
Alma lo segue con lo sguardo, mentre si avvicina alla portafinestra che dà sul balconcino. “Dove vuoi andare Hudda?” – chiede la ragazzina preoccupata. Ma non riceve risposta. Decide allora di scendere dal letto e di assecondare il suo peluche aprendogli la portafinestra. L’elefantino Hudda esce e si dirige verso il lungo muro di pietre che circonda la dimora.
Alma corre al piano di sotto, esce di casa e raggiunge il peluche.
Sul muro compare una luce verde, ha la forma di una porta. L’elefantino si dirige verso la luce e scompare.
Tutto torna ad essere come prima. Non vi è più alcuna luce, ma Hudda è scomparso.
Alma tocca i grossi sassi del muro alla ricerca di un passaggio. Sotto le sue mani solo enormi blocchi di pietra fredda.
Tornata in casa va a controllare il divanetto dei peluches per verificare che Hudda sia lì e che tutto non sia stato altro che frutto della sua fervida immaginazione.
Ma l’elefantino non c’è. V’è uno spazio vuoto tra la capretta Anata e il falco Oru.
Alma pensa di ripercorrere tutto ciò che è stato fatto prima che Hudda si illuminasse. Sale sul letto, riprende a leggere ad alta voce le ultime righe del libro di fumetti. Attende. Ma nulla accade.
La portafinestra è ancora aperta e Alma sente un’improvvisa ventata di freddo. Esce sul balconcino. Osserva il muro a lungo. E poi guarda davanti a sé tutta la valle, le montagne e il fiume che scorre proprio dietro al muro di pietre. Chiude gli occhi e ascolta. Sente il fruscio delle foglie mosse dal vento e lo scorrere dell’acqua. Riapre gli occhi e fissa il muro. Scorge una cinciarella che si sta infilando tra una pietra e l’altra. Gioiosa di aver avvistato un animale tanto grazioso, decide di fotografarlo. Si affretta a prendere la macchina fotografica e a scattare prima che il tenero uccellino voli via. Ma riguardando l’immagine nel display nota che il passerotto non c’è. Sconsolata mentre ingrandisce l’immagine si accorge che il muro di pietra è composto da sassi di diverso colore. Alcuni infatti sono più scuri, sembrano bruciati. Alma decide di scaricare l’immagine sul suo computer per poterla vedere meglio.
Utilizzando dei filtri di contrasto e intensificando le tonalità scure, la ragazzina scorge tra i sassi “bruciati” del muro una scritta: “Sisti impetum animi” legge ad alta voce Alma e all’improvviso un bagliore verde si sprigiona dal giardino.
Alma corre sul balconcino e vede la sagoma verde di una porta sul muro.
Si precipita fuori e si avvicina al portale magico. Appoggia una mano sui massi verdi e si accorge di poterli trapassare. Senza voltarsi Alma attraversa il muro.

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