LES AMANTS

LES AMANTS

René Magritte

Sono le cinque del pomeriggio. E’ finita la giornata di lavoro. “Lui” e “l’altra” escono nel parcheggio e poco prima di dirigersi verso le proprie auto, si danno un’occhiata di intesa.
“Lui” sale in macchina, guarda l’orologio, prende il cellulare e manda un messaggio.
“L’altra” sale in macchina, si guarda nello specchietto retrovisore, si aggiusta i capelli e si spruzza un po’ di profumo.
Durante il tragitto “l’altra” è eccitata e pensa che stavolta la cosa si farà seria.
A “lui” arriva una telefonata che taglia quasi subito.
“Lui” e “l’altra” si incontrano in un bar. Sono davanti ad un caffè.
“Lui” ha l’aria severa, ma appena sente la risata “dell’altra” si addolcisce e sulla sua fronte svaniscono le rughe.
“L’altra” è incredula di essere lì con “lui”, di poter sperare di tuffarsi finalmente nei suoi occhi blu. Lo ascolta, lo consola, ride a qualsiasi sua battuta. Batte le ciglia, si tocca i capelli e continua ad inviargli sorrisi maliziosi.
“Lui” si confida, per un attimo racconta i suoi problemi e, magicamente, “l’altra” lo consiglia, gli dà ragione e, soprattutto, lo capisce…
“Lui” la trova carina, molto carina, e gentile, molto gentile. La guarda e cerca nei dettagli la sua giovane età. “L’altra” è spensierata. Vive coi genitori, esce con le amiche, va in palestra e qualche volta va a ballare. Ci tiene ad apparire bella, si veste con cura, è deliziosa.
“Lui” riceve un altro messaggio. “L’altra” guarda il suo cellulare imbarazzata e nel contempo preoccupata.
Escono dal bar, “lui” l’accompagna alla macchina.
“L’altra” sfrutta tutta la sua seduzione. “Lui” non si sente tanto bene ma continua ad ascoltarla.
Gli sguardi si incrociano nuovamente, i sorrisi tatuati, l’incoscienza che prende piede…
Si baciano.
“L’altra” si sente appagata…finalmente immersa in quegli occhi così blu.
“Lui” per un attimo gode, illuso dalla libertà per poi cadere prigioniero di un’armata di sensi di colpa.

Sono le cinque del pomeriggio. Rimangono ancora circa due ore di lavoro. “Lei” fa una telefonata per sapere come sta sua figlia. Poco dopo le arriva un messaggio del marito avvisandola che tornerà a casa un po’ più tardi per via di una riunione. “Lei” gli risponde che è un po’ stanca e che la bambina sta bene. Poi lo chiama e gli propone anche di prendere una pizza per cena. Il marito accetta frettolosamente e chiude la conversazione.
“Lei” si rimette a lavorare. I pensieri sono tanti; ha in mente mille cose da fare e all’improvviso si ricorda di un posto speciale dov’era stata da piccola e dove le sarebbe piaciuto tornare con la sua famiglia. “Lei” prende il cellulare e manda un messaggio a suo marito e gli fa una proposta per il fine settimana. Il marito risponde che a breve sarà a casa. “Lei” pensa che sia un peccato che così spesso lui faccia tardi e non abbia modo di passare un po’ più di tempo con la figlia, ma poi si consola immaginando la splendida domenica che passeranno tutti assieme.
Sono le dieci di sera. “Lei” decide di farsi una doccia, mentre “lui”, suo marito, scende a bagnare il giardino.
Prima di andare in bagno “lei” sente una voce, una voce bassa maschile. Inizialmente pensa ai vicini. La voce sembra provenire dal giardino. Si affaccia alla finestra nascosta dalla persiana, protetta dal buio e sente “lui”, suo marito, parlare al telefono con “l’altra”.
Il cuore in gola batte forte, sempre più forte. Ad ogni battito sembra ingigantirsi fino a soffocare il respiro. Gli occhi si riempiono di lacrime, si annebbia la vista attraverso la persiana mentre la sagoma del marito affoga lentamente nel pianto.
E’ rassegnata, arrabbiata, delusa. La sua anima galleggia morta sui sentimenti infranti. Pensa a quando ha conosciuto “lui”, suo marito e ha deciso di non tuffarsi nei suoi occhi blu, ma bensì di guardare nella stessa direzione, verso l’orizzonte. Pensa a quel giorno speciale e infinito in cui il tempo per stare assieme non era mai sufficiente. Pensa a come sia nato tutto in maniera così semplice, bella, spontanea, scritta dalla penna dorata del destino. Pensa a tutte le volte che ha ringraziato il cielo per averle assegnato un uomo così speciale che l’amava così incondizionatamente.
Poi smise di pensare. Fece della rabbia la sua complice e, come una belva assetata di sangue, andò da lui per ferirlo, per difendere il suo orgoglio, per rendere giustizia alle sue emozioni così brutalmente mutilate.
E “lei” se li immagina così “lui” e “l’altra”, avvinghiati, intimi, ma completamente bendati.
Si guardano ma non si vedono, si ascoltano ma non si sentono. Inconsapevoli di ciò che li circonda, indifferenti delle conseguenze. L’apparenza è la strega che ha fatto loro l’incantesimo; gli ha fatto credere che i sorrisi e le parole dolci potessero essere l’antidoto a tutti i veleni che la vita ci fa assaggiare.
Ma come ogni veleno, se assunto in piccole dosi e nel corso del tempo, è in grado di rendere immuni alla sua letalità, così la vita e le sue difficoltà quotidiane riescono, giorno dopo giorno a rendere più forti, a far crescere e comprendere il significato dell’amore, quello vero, quello che vede, che sente, che parla…l’amore non bendato.




 

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