LA TONNELLE

LA TONNELLE

Albert André, 1926

A casa della famiglia Ruel
“Marc! Marc! Sei pronto piccolo mio? Hai bisogno di una mano?”
“No mamma, ho già fatto.. però non chiamarmi “piccolo”, mamma!”
“Oh d’accordo, scusami, è l’abitudine; lo sai che per me sei e sarai sempre piccolo, mon amour!..ma Marc!! Oh mon Dieu, ma come ti sei vestito? Che cos’è tutto questo squallore? Tutto questo alternarsi di neri e grigi?”
“Ma mamma, a me piace così”
“No no no no piccolo mio, non va bene. Lo sai che oggi è un giorno speciale, fuori c’è il sole, gli uccellini cinguettano e tu devi ispirarti ai colori dei fiori e dell’estate ormai imminente.”
“Ma a me non mi piacciono i fiori e nemmeno l’estate..”
“Non si dice “a me non mi piacciono”! Si dice “a me non piacciono” piccolo mio. E su, dai, mettiti qualcosa di più allegro, sei un bambino mica un vecchio; hai la vita davanti a te. Guarda, questo completo rosso andrà benissimo”
“Ma a me non mi piace …ehm….non piace il rosso, mamma! E poi ho freddo con le maniche corte!”
“Freddo? Oh mon Dieu, non sarai mica malato? Fai sentire le tempie. Mhmm, no, niente febbre. Beh allora vorrà dire che metterai sotto un’altra maglietta. Ecco, metti questa gialla che ti ha regalato la zia Laurette.”
“Ma è grande questa mamma”
“Oh Marc, hai appena detto che non vuoi che ti chiami “piccolo mio” e ti stai lamentando di una maglietta un pochino più grande di te. Dai su, sbrigati. Papà ci sta aspettando fuori in macchina. Vedrai che bella giornata passeremo! Ti sei preso la tua macchinina? Quella che ti piace tanto?”
“Sì mamma”
“Ok, dai, andiamo! Noi andiamo!! Matilde, noi andiamo! Pensi tu a tutto, vero? Mi raccomando la cena!”
“Mamma, ma con chi stai parlando?”
“Come con chi? Con Matilde, la nostra governante. Si dimentica sempre qualcosa. Non vorrei si dimenticasse anche che torneremo per cena. Non vorrei mai che il mio piccolo stesse a digiuno. Dai un bacio alla tua mamma!”
“Ma mamma, noi non abbiamo una governante”
“Certo certo Marc, lo so che vuoi bene a Matilde come se fosse una zia, ma non è la stessa cosa. Fai attenzione anche perchè se lo sapesse zia Laurette potrebbe anche offendersi. Oh, ecco papà con la macchina. Sù, sali!”

Nell’auto della famiglia Ruel
“Oh, quanto adoro viaggiare, ma ancora di più pensare che stiamo andando in un posto meraviglioso! Vedrai Marc, ti piacerà tantissimo! Lì ci sono tanti fiori e tanti uccellini e il sole colora tutto tutti i giorni”
“C’è il sole tutti i giorni? Com’è possibile mamma?”
“Oh sì, è possibile! Vedrai! E’ un posto speciale, è dove è cresciuta la tua mamma e ha passato gli anni più belli della sua infanzia”
“Quando eri piccola come me?”
“Oh sì, proprio così piccolo mio. Vedi che sei piccolo ancora? Ha ha!”
“E dai mamma, volevo dire quando avevi la mia età!”

Dopo circa un’ora di strada l’auto si ferma
“Eccoci piccolo mio. Guarda, guarda che colori, non è meraviglioso?!”
“Sì, beh…è un po’ come da noi..”
“Ma che dici cuoricino, qui è tutto più colorato, i fiori, gli uccellini, il sole…Vieni, vieni che ti faccio vedere. Questa è la casa dove sono cresciuta”
“Com’è grande mamma!”
“Oh sì, eravamo tanti in famiglia, eravamo in dodici e poi avevamo tanti animali; sei cani, cinque gatti e otto oche!”
“Davvero?!”
“Sì piccolo mio. E poi c’era il mio piccolo paradiso, il mio rifugio segreto, dove andavo sempre a leggere un libro, a guardare le farfalle, a sdraiarmi sull’erba e a contare le nuvole.”
“Uau! E dov’è questo posto? Dov’è?”
“Vieni, dammi la mano che ti ci porto subito. Però devi saper volare per entrarci”
“Volare?? Ma io non so volare mamma. Non sono capace”
“E invece sì piccolo mio. Chiudi gli occhi. Sei pronto?”
“Sì”
“Ora pensa ad una farfalla. Una farfalla non grigia, mi raccomando…una farfalla verde e arancione che prende il volo e si avvia verso un gelsomino profumatissimo. La vedi?”
“Mhmm, sì, credo di sì. Ha le antenne viola?”
“Sì, è proprio lei! E ora siiiiii paaaaaaarrteeeeeee!!!!!!”
“Mamma! Dove mi porti? “
“Non ti azzardare ad aprire gli occhi sai? Non ti sto portando, sei tu che stai volando!”
“Voglio aprire gli occhi!”
“Ed eccoci qua! Uff, che fatica. Sei cresciuto, eh? Ehm, volevo dire voli in fretta!”
“Uau! Ma è bellissimo qui! Guarda che colori, che fiori e il sole….illumina tutto!”
“Hai visto piccolo mio? Te l’avevo detto”
“Papà! Papà! Vieni a vedere!”
“Guarda Marc, io mi sdraiavo qui e sognavo tutto il giorno. Puoi farlo anche tu. Vieni qui con la tua macchinina e inventiamoci un’avventura. Questa potrebbe essere una macchina che viaggia nel tempo. Magari ci può portare indietro quando io ero bambina”
“Che bello mamma così potrei giocare con i tuoi cani, i tuoi gatti e le tue otto oche! Papà, papà, tu dove vorresti viaggiare nel tempo? Papà? Mamma, perché non risponde il papà?”
“Lascialo stare Marc. Papà è tutto preso da quel rametto. Vorrebbe trasformarlo in flauto, ma non ci riesce”
“In un flauto? E perché?”
“Per poter chiamare i folletti che ci sono qui”
“Ci sono i folletti?? Dove? Dove? Fammeli vedere mamma!”
“Ne hai uno sulla tua spalla Laurette”
“Laurette? Mamma, ma cosa dici? Non c’è la zia Laurette qui”
“Laurette, hai visto quel folletto con il gilè a pois? E’ proprio ridicolo non credi?”
“Mamma! Mamma! Qui non c’è la zia Laurette!”
“Zola! Zola! Ma dove sarà finito il mio bel cucciolone. Lui è bravissimo a scovare folletti. Zola! Tu l’hai mica visto Laurette?”
“Mamma! Mamma, sono Marc, sono tuo figlio Marc!!!”
“Zola!!”
“Mamma! Non mi senti mamma?! Sono io Marc, il tuo piccolino!!! Mammaaaaa!!!”

“Adesso basta Marc! La mamma è molto stanca. Dobbiamo andare.”
“Ma papà….lei mi stava parlando, stava parlando con me, hai visto anche tu! Lei vedeva me! Lei stava giocando con me”
“Sì Marc, la mamma ti ha visto e ha giocato con te, ma ora è molto stanca e ha bisogno delle sue medicine. Avanti, salutala e torna alla macchina mentre io la riaccompagno nella sua stanza.”
“Ma allora non torna a casa con noi?”
“No Marc, lo sai che la mamma deve prima guarire e ha bisogno dei dottori. Dai, salutala. Torneremo a farle visita un’altra volta.”
“Mamma….”
“E poi c’era quel folletto con le calze a righe verdi e blu, te lo ricordi quello?”
“Mamma…”
“Oh sì, me lo ricordo; saltellava sempre da un quadrifoglio all’altro..”
“Ciao mamma….io vado…..ti voglio tanto bene…non dimenticherò mai i fiori, i colori e il sole e ti prometto che non mi vestirò più di nero e grigio…Ti lascio la mia macchinina che viaggia nel tempo così forse un giorno quando deciderai di usarla ci rivedremo là a contare le nuvole…

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