IL CANCELLO DEL CASTELLO

IL CANCELLO DEL CASTELLO

Ferdinand Knab 1881

“Passeggiando sul sentiero nel bosco ti inoltrerai
Ma la strada all’improvviso follemente perderai.
Sol cantando con il cuore un cancello apparirà,
che di fronte al tuo stupore lentamente si aprirà.
Segui gli alberi che sfiorandosi par che si stian per baciare,
E la tua anima gioirà per ciò che di fronte a te appare.
La dimora assai sontuosa non per tutti sarà accogliente,
La sua nobiltà nascosta si svelerà solo a colui che è presente.”

Una poesia simpatica che la nonna Bertha era solita recitare ogni qualvolta andava a passeggio con la nipotina Angela.
Angela l’aveva imparata a memoria e in più occasioni aveva chiesto alla nonna dove si trovasse il luogo incantato a cui faceva riferimento la poesia.
Nonna Bertha si limitava a rispondere :” Angela mia, questo luogo esiste davvero e si trova dentro al tuo cuore”
Angela era frastornata da tale affermazione ; come poteva esistere un sentiero dentro al suo cuore?
Gli anni passarono e Angela si allontanò per motivi di studio dal suo paese d’origine per poi tornare nel momento cui nonna Bertha avrebbe dovuto esalare il suo ultimo respiro.
La nonna era molto anziana e il suo corpo stanco, ma nonostante ciò quando vide avvicinarsi al suo capezzale Angela, si riprese brevemente, sgranò gli occhi e le fece cenno di avvicinarsi.
Angela si sedette affianco a lei e piegandosi accostò l’orecchio alle sue labbra.
Nonna Bertha iniziò a recitare la poesia del sentiero e Angela con gli occhi chiusi e carichi di lacrime la ripeté con voce tremante assieme a lei.
Poi nonna Bertha aggiunse: ”Angela mia, non smettere mai di cercare il luogo incantato, è dentro di te, è così tanto vicino a te, devi solo ricordarti di essere felice ora, in questo momento. Promettimi che troverai il cancello”
Angela si sentiva confusa. Non capiva cosa intendesse dirle la nonna. La sua mente la guardava come un essere delirante prima della sua dipartita, ma in cuor suo aveva avvertito qualcosa, come una brezza leggera che la fece sorridere e la rendeva dispiaciuta. Nonostante i veloci pensieri razionali, non esitò e rispose subito alla nonna: “Te lo prometto”.
Nonna Bertha chiuse gli occhi e non li riaprì mai più.
Nei mesi seguenti i pensieri di Angela tornarono a dedicarsi allo studio. A volte le capitava ripensare a nonna Bertha quando camminando per strada incontrava una nonna mano nella mano con la propria nipotina.
Un tardo pomeriggio, tornando verso casa incontrò nuovamente la bambina con la sua nonna e vide che si erano fermate vicino ad una panchina su cui stava appollaiata una colomba bianca. La bimba era entusiasta e diceva alla sua nonna:” Guarda nonnina, è come quella che c’è in chiesa. Hai visto com’è bianca? Oh, è bellissima!”
In effetti anche Angela rimase colpita dal candore della colomba e sorrise continuando il suo tragitto verso casa.
L’indomani, sempre intorno all’ora del tramonto, Angela era già rientrata a casa e si trovava nella sua stanza a studiare , quand’ecco che sul davanzale della finestra apparve una colomba bianca. Angela era impressionata. Sembrava proprio la stessa colomba che aveva visto il giorno prima.
Decise di aprire la finestra e ammirarla più da vicino. Il volatie entrò subito nella stanza e cominciò a svolazzare di qua e di là come preso dal panico.
Angela non sapeva che fare finché la colomba si fermò a fianco alla cornice con la foto di nonna Bertha che Angela teneva sullo scaffale sopra la sua scrivania.
Un’ intuizione attraversò la mente di Angela a cui però non volle dare troppa importanza.
Poteva in qualche modo avere qualche nesso questa colomba con sua nonna Bertha?
Angela lasciò la finestra aperta e poco dopo la colomba uscì. La seguì con lo sguardo e si accorse che volò proprio in direzione del bosco, il bosco vicino a cui abitava nonna Bertha.
Nei giorni seguenti i pensieri di Angela erano dediti alla colomba . Non sapeva nemmeno lei il perché ma era qualcosa che non poteva né frenare né controllare.
Così decise di tornare alla casa di nonna Bertha un pomeriggio. Si avviò per il sentiero che era solita fare con la nonna e giunse ad un punto in cui la strada finiva.
“Che strano” pensò “Non ricordo che la strada finisse qui”
Davanti a lei iniziava il bosco, ma di sentieri non ce n’erano.
Pensò che forse più avanti avrebbe ritrovato la strada così decise di inoltrarsi nel bosco autunnale.
C’era uno strano silenzio. Era come se Angela potesse sentire il respiro degli alberi.
Il sole stava tramontando e sopra si potevano intravedere i colori aurei prima dell’arrivo della sera che si riflettevano qua e là sulle foglie ingiallite.
All’improvviso Angela udì un rumore e si voltò di colpo verso un albero che aveva una pianta d’edera avvolta al suo tronco quasi come fosse un mantello pregiato.
Da dietro l’albero comparve la colomba bianca.
Passò davanti agli occhi stupiti di Angela con un volo lento e ampio.
Angela non poté fare a meno di pensare a nonna Bertha, alle sue ultime parole, alla promessa che le fece.
Si ricordò del cancello e senza pensare iniziò a recitare la poesia che la nonna le recitava sempre.
La disse ad alta voce, quasi cantando. Alzò lo sguardo al cielo, poi chiuse gli occhi e dopo aver pronunciato l’ultima strofa li riaprì.
Di fronte a lei, come per magia, era apparso un cancello.
Un cancello antico, poetico, malinconico.
Angela era esterrefatta ma sapeva, sapeva bene cosa avrebbe dovuto fare ora.
Il cancello lentamente si aprì e Angela lo oltrepassò. Volse poi lo sguardo all’orizzonte e intravide in lontananza gli alberi che nella poesia si sfiorano. Seguì la loro sagoma fino ad arrivare da loro e dietro ad una foschia aurea apparve un meraviglioso castello.
“E’ tutto vero!” pensò
Il suo cuore batteva forte, il suo stupore era alle stelle. Come se vi fosse una guida invisibile proseguì verso la sontuosa dimora e vi entrò. Il castello pareva abbandonato. Alcune alte finestre erano state rotte dai rami degli alberi vicini, era tutto impolverato e illuminato da candelabri.
Angela sentì un vento caldo provenire dal solone grande e vide che vi era acceso un vasto camino. Accanto al camino vi era una poltrona in pelle su vi era seduta una sagoma.
Angela decise di avvicinarsi, la sagoma si mosse e si voltò e Angela riconobbe sua nonna Bertha.
“Angela mia, hai mantenuto la promessa”
“Nonna! Ma…..ma, com’è possibile? Io ti ho vista morta e ora….io non capisco”
“Angela mia, è proprio questo il punto. Non vi è nulla da capire. Vedi, tu sei riuscita a trovare il cancello proprio perché hai messo da parte la logica e i pensieri. Vieni Angela mia, siedi qui vicino a me.”
Nonna Bertha fece posto ad Angela sulla grande poltrona in pelle. Angela si sedette ipnotizzata sul viso della sua amata nonna, ancora incredula”
“Vedi Angela mia, ho sempre saputo dell’esistenza di questo castello. E’ un luogo speciale che solo pochi possono avere il privilegio di vedere quando sono ancora in vita. Io lo vidi da bambina dopo la morte di mia madre. La ritrovai proprio qui dove siamo noi seduta su questa poltrona. Mi svelò un segreto che ora io voglio svelare a te. Cos’è per te la felicità Angela?”
La nipote non sapeva bene cosa rispondere
“Beh, credo trovare l’amore della propria vita, avere tanti amici, farsi una famiglia e vivere in salute”
La nonna la guardò intenerita
“Angela, la felicità è qui” la nonna appoggiò la sua mano destra vicino al cuore della nipote.
“Non devi cercare la felicità fuori da te perché sei tu stessa che essendo felice fai sì che tutto sia perfetto fuori, capisci?”
E Angela “Credo di sì….ma non capisco perché sono qui”
“Tu sei un raggio di luce che riflette il calore e candore sugli altri. Per questo sei qui. Quando ti renderai conto dell’immensa luce che attraversa il tuo corpo questa illuminerà anche le persone che ti circondano. Tu sei speciale Angela, non te lo dimenticare. Tutti i membri della nostra famiglia hanno fatto questo percorso e ora tocca a te. Vivi il presente con gratitudine e cogli ciò che già è perfetto così com’è”
Se all’inizio Angela faceva fatica a seguire il discorso di nonna Bertha ora tutto le sembrò chiaro e limpido.
“Cara nonna, ho compreso. Ed è un privilegio poter continuare a portare luce là dove c’è ombra.”
D’improvviso il castello si illuminò tutto. Gli alberi che avevano rotto i vetri scomparvero. I mobili luccicavano e non erano più avvolti nella polvere. Una dolce sinfonia suonata col violino riempiva le sale.
Al piano di sopra si potevano udire voci di persone intente a chiacchierare animosamente.
“Nonna! Ma è meraviglioso!” Angela si alzò dalla poltrona e cominciò a danzare. Prese le mani della nonna e la tirò a sé per coinvolgerla. Si avvicinarono alle scale e Angela si staccò e iniziò a percorrerle velocemente.
Subito nonna Bertha la intimò “No! No Angela, non puoi salire!”
“E perché nonna?”
“Non tutti i luoghi del castello ammettono l’accesso degli esseri umani.”
“Ma sento ridere e parlare, devono per forza essere umani coloro che si trovano al piano di sopra”
“Angela mia, qui e ora termina il nostro incontro. Abbi cura di te Angela mia e promettimi che non ti dimenticherai mai di Te”
Angela guardò nonna Bertha con gli occhi lucidi, la abbracciò forte e disse ad occhi chiusi “Sì nonna, te lo prometto”
Quando riaprì gli occhi Angela si ritrovò avvinghiata all’albero dal mantello rosso di edera. Vi si staccò guardandosi attorno.
Il cancello era sparito.
Nei mesi seguenti Angela non vide più la colomba bianca e la sua vita fu un fiume di eventi che la portarono in giro per il mondo ad aiutare i più deboli.
Non ebbe figli, ma divenne nonna di un intero orfanotrofio a cui dedicò gli ultimi anni della sua vita. L’edificio era una vecchia villa in cui quotidianamente si potevano sentire le risate e le chiacchiere dei bambini. Per accedervi si doveva oltrepassare un antico e adorno cancello in ferro battuto sulla cui cima si poteva ammirare l’immagine di una colomba.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *