BAMBINA CHE GIOCA SUL TAPPETO ROSSO

BAMBINA CHE GIOCA SUL TAPPETO ROSSO

Felice Casorati, 1902

Babushka se ne è andata. E’ partita, lontano, per sempre. Mamma dice che ora starà bene perché sarà Dio a prendersi cura di lei e sicuramente non soffrirà più. Però babushka diceva che ero io l’unica a prendersi cura di lei, che quando era con me il tempo pareva fermarsi e il dolore svanire. Mi domando allora dove ho sbagliato, perché è andata via se stava così bene con me?
Mamma e papà non avrebbero voluto che io andassi al funerale, ma l’avevo promesso a babushka. Un giorno mi disse che i suoi occhi si sarebbero fissati su di me e non si sarebbero più mossi e che si sarebbe trasformata in una meravigliosa e fredda statua. Come quelle del nostro giardino. Mi disse che in questo modo avrebbe conservato per sempre l’emozione che provava ogni qualvolta posava lo sguardo su di me. Mi disse che l’avrebbero messa in una cassa e che questa cassa sarebbe stata sepolta sotto terra. Lì un mago l’avrebbe fatta uscire da un passaggio segreto e portata attraverso una galleria. Avrebbe percorso la galleria fino all’avvistamento di una bianchissima luce che l’avrebbe trasformata in un angelo con un lungo e sontuoso vestito e due enormi ali.
In questo momento so che babushka sta ancora percorrendo la galleria e non vedo l’ora che si trasformi in angelo per poi proteggermi e guidarmi durante tutta la mia vita.
Ho promesso a babushka che mi sarei presa cura io di Popov. E’ da due giorni che non tocca cibo. Se ne sta lì accucciato ai piedi del letto di babushka.
Anch’io non ho voglia di giocare, né di mangiare. Non vedo l’ora di dormire perché babushka mi ha detto che ci rivedremo in sogno.
Chissà se anche Popov la sognerà.. a proposito, dov’è andato Popov?
In camera di babushka non c’è.. ah, eccolo lì, sul tappeto rosso. Ma cosa sta facendo?
Ehi Popov! Che cos’hai lì? Oh, ma è il fazzoletto di babushka! Dove l’hai preso? Dai, fammi vedere.
E’ strano entrare nella stanza di babushka quando lei non c’è. Riesco ancora a sentire il suo profumo di sandalo e bergamotto. Vorrei fosse qui seduta sul suo letto a raccontarmi di quand’era bambina e di quanto adorasse i suoi giocattoli. Ah, ecco la scatola dei giocattoli di babushka. Portiamola sul tappeto rosso Popov!

Guarda Popov, c’è una bambola, ci sono dei libri; sì, ora ricordo; questo era un libro che mi leggeva spesso. “Il soldatino di stagno”.. Senti come inizia Popov:” C’erano una volta venticinque soldati di stagno, tutti fratelli tra loro perché erano nati da un vecchio cucchiaio di stagno. Tenevano il fucile
in mano, e lo sguardo fisso in avanti, nella bella uniforme rossa e blu. La prima cosa che sentirono in questo mondo, quando il coperchio della scatola in cui erano venne sollevata, fu l’esclamazione: «Soldatini di stagno!» gridata da un bambino che batteva le mani; li aveva ricevuti perché era il suo compleanno, e li allineò sul tavolo.”
Che fame mi è venuta! Che ne dici se ci mangiamo un grappolo d’uva assieme Popov? Prendo anche un cuscino così siamo più comodi…
Ecco, dov’ero arrivata? Ah sì:” I soldatini si assomigliavano in ogni particolare, solo l’ultimo era un po’ diverso: aveva una gamba sola perché era stato fuso per ultimo e non c’era stato stagno a sufficienza! Comunque stava ben dritto sulla sua unica gamba come gli altri sulle loro due gambe e proprio lui ebbe una strana sorte.”
Popov hai caldo? Guarda, ti faccio un po’ d’aria col ventaglio di babushka.
E poi il racconto continua così:” Sul tavolo dove erano stati appoggiati c’erano molti altri giocattoli, ma quello che più attirava l’attenzione era un grazioso castello di carta. Attraverso le finestrelle si poteva vedere nelle sale. All’esterno si trovavano molti alberelli intorno a uno specchietto che doveva essere un lago; vi nuotavano sopra e vi si rispecchiavano cigni di cera. Tutto era molto grazioso, ma la cosa più carina era una fanciulla, in piedi sulla porta aperta del castello; anche lei era fatta di carta, ma aveva la gonna di lino finissimo e un piccolo nastro azzurro drappeggiato sulle spalle con al centro un lustrino splendente, grande come il suo viso. La fanciulla aveva entrambe le mani tese in alto, perché era una ballerina, e aveva una gamba sollevata così in alto che il soldatino di stagno, non vedendola, credette che anch’ella avesse una gamba sola, proprio come lui. “Quella sarebbe la sposa per me!” pensò “ma è molto elegante e abita in un castello; io invece ho solo una scatola e ci abitiamo in venticinque, non è certo un posto per lei! comunque devo cercare di fare conoscenza!” Si stese lungo com’era dietro una tabacchiera che si trovava sul tavolo; da lì poteva vedere bene la graziosa fanciulla che continuava a stare su una gamba sola, senza perdere l’equilibrio.”
Ti stai addormentando Popov?
Hai ragione, oggi è stata una giornata faticosa e chissà babushka quanta strada dovrà ancora percorrere prima di arrivare alla grande luce? Ma tu non ti devi preoccupare Popov, baderò io a te. L’importante è che non ti trasformi in una statua anche tu!
Lo sai che babushka ha sempre sognato di fare la ballerina? Eh sì, infatti aveva diversi carillon con ballerine. Vedi? Senti che bella musica. E babushka diceva che se chiudevo gli occhi e aprivo il mio cuore potevo diventare una ballerina anch’io .
Mi manchi babushka! Non riesco a trattenere le lacrime! Come farò senza di te? Quanto ti manca a terminare la galleria babushka mia? Non è che ti sarai innamorata del mago che ti ha liberata dalla cassa? Non è che hai cambiato idea e invece delle ali hai chiesto a Dio di donarti un paio di scarpette di danza per ballare tra le nuvole davanti a tutti gli angeli? Non è che ti sei scordata della tua nipote prediletta? Portami con te babushka, voglio venire anch’io là dove stai andando tu. Tutti ne parlano così bene del paradiso. Perché non possiamo andarci assieme? Così non ci separeremo più.
Basta, non ho più pazienza di attendere. Ora mi addormenterò qui a fianco a Popov su questo cuscino e aspetterò che arrivi babushka come mi ha promesso.
Cala la sera sul sontuoso salone della villa Petrov. Sul grande tappeto rosso non vi sono più né Karina né il piccolo Popov. Solo i giocattoli di babushka e un carillon che suona e diffonde una dolce melodia e fa girare una ballerina appoggiata su di una gamba sola con in braccio un cagnolino.

 

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